Stasera c'è stato il grande esordio di Zaccheroni come allenatore della Juventus e se si guarda il risultato, non c'è stato il successo sperato. L'1 a 1 da poca giustizia al grande impegno che comunque è stato evidente, ma soprattutto al miglioramento dal punto di vista dell' aggressività. Certo, non ci sono stati grandissimi miglioramenti, una vittoria avrebbe dato sicuramente maggior morale ma accettiamo il pareggio perchè il vantaggio della juve è stato viziato da un rigore inesistente su Del Piero.
domenica 31 gennaio 2010
giovedì 21 gennaio 2010
Cirò classico superiore "'A vita", D.O.C. 2008, Az. 'A vita
Capita che nel navigare e commentare i vari blog, qualcuno ti noti, ti contatti e ti faccia cambiare idea riguardo a un commento che hai lasciato. E' l'esempio di Francesco e Laura che mi hanno finalmente fatto bere il cirò che non ho mai bevuto. Trattasi del loro 'A vita, il cirò che producono con tanta passione e attenzione.
A dir la verità, all'inizio il colore aveva tradito le mie aspettative, in quanto mi aspettavo un rosso carico e pieno, mentre 'A vita si presenta con un rosso rubino, abbastanza scarico, ma non è da intendere assolutamente come un difetto. I profumi sono intensi, puliti e si allontanano da quelli che avevo incontrato nei pochi cirò che avevo assaggiato prima. Si sente subito la ciliegia sotto spirito a cui si aggiungono i frutti rossi, in particolare i frutti di bosco. In bocca eccezionale, equilibrato, senza difetti, buona acidità e persistenza ma soprattutto mi colpisce per la sua bevibilità: la bottiglia, che non ho bevuto da solo, è finita molto presto.
Un prodotto da ammirare in quanto nasce da un profondo rispetto per il territorio e per la materia prima, in quanto De franco pratica agricoltura biologica, utilizzo di lieviti indigeni (non facile), lievi solfitazioni e pochi trattamenti, sia in cantina che in vigna.
Sono stato molto soddisfatto.
Come sempre do delle indicazioni sugli accoppiamenti: per quanto riguarda questo cirò, lo abbinerei in primis a una ricca degustazione di formaggi, ma anche con un piatto di risotto alla milanese con l'ossobuco, in un simpatico connubio nord-sud.
Categoria:
vini
lunedì 18 gennaio 2010
martedì 12 gennaio 2010
lunedì 11 gennaio 2010
Viva il lonzardo.

L'anno nuovo è cominciato e nella carte di gennaio del ristorante abbiamo deciso di proporre tra gli antipasti il lonzardo. Al momento di ordinare, circa 9 clienti su dieci non sanno cos'è: "mi scusi, una curiosità, che cos'è il 'lAnzardo'?". D'accordo che non si trova spesso nei ristoranti, ma da quello che so si usava mangiare lonzardo in passato. Molto probabilmente è un salume finito nel dimenticatoio, per questo ho deciso di dedicargli il primo post del 2010.
Dunque il lonzardo nasce già etimologicamente dall'unione di delle due parole lonza e lardo. In effetti non è nient'altro che il carrè di maiale (la parte da dove derivano le braciole per intenderci) con attaccato il lardo di groppa e la sua cotenna. Viene salato e aromatizzato molto leggermente, esiste una sua variante detta "alle erbe" più saporita, e conservato in pelli di sugna per evitare irrancidimenti. La pelle di sugna è lo strato molto sottile e trasparente che avvolge l'intestino e ha la stessa funzione del budello per il salame: protegge e contribuisce alla stagionatura. Infine viene legato come se fosse una coppa piacentina o un qualsiasi altro salume, lasciato stagionare minimo 3 mesi. Il risultato è di una delicatezza e di un sapore non paragonabili a nessun altro salume.
Se parliamo di abbinamenti, personalmente lo vedo molto bene con un rosso frizzante: lambrusco? Ovviamente!
Categoria:
sapori
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