lunedì 28 settembre 2009

Lo "Sposometro" non viola la privacy.

Dicesi "sposometro" un metodo anti-evasione adottato dalla guardia di finanza sottoforma di questionario che chiede notizie a una coppia di sposi riguardo una pluralità di categorie che vanno dal ristorante utilizzato per la festa, al fotografo, al parrucchiere, dal fiorista al sarto, al fornitore di bomboniere e confetti, con la richiesta di allegare l'eventuale documentazione fiscale. In caso di mancanze di quest'ultima, scattano controlli incrociati risalenti alla data/periodo dell'evento. C'è da chiedersi se tale metodo non sia troppo invasivo e non leda la privacy coniugale.
Facendo riferimento a un articolo del corriere della sera (leggere qui), sembra che tale sistema sia legittimo e permesso dalla legge: esiste il decreto presidenziale numero 633 del 1972("istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto") che riguarda i poteri degli uffici Iva e la collaborazione della Guardia di Finanza nella lotta all' evasione. Secondo queste norme lo "sposometro" e' del tutto in regola. In particolare, al comma 51 (Attribuzioni e poteri degli uffici dell'imposta sul valore aggiunto), il decreto dice questo:
Gli uffici dell'imposta sul valore aggiunto controllano le dichiarazioni presentate e i versamenti eseguiti dai contribuenti, ne rilevano l'eventuale omissione e provvedono all'accertamento e alla riscossione delle imposte o maggiori imposte dovute; vigilano sull'osservanza degli obblighi relativi alla fatturazione e registrazione delle operazioni e alla tenuta della contabilità e degli altri obblighi stabiliti dal presente decreto; provvedono alla irrogazione delle pene pecuniarie e delle soprattasse e alla presentazione del rapporto all'autorità giudiziaria per le violazioni sanzionate penalmente. Il controllo delle dichiarazioni presentate e l'individuazione dei soggetti che ne hanno omesso la presentazione sono effettuati sulla base di criteri selettivi fissati annualmente dal Ministro delle finanze che tengano anche conto della capacità operativa degli uffici stessi . Per l'adempimento dei loro compiti gli uffici possono [...] invitare qualsiasi soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, documenti e fatture relativi a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute ed a fornire ogni informazione relativa alle operazioni stesse; [...]
Conclusione: per la guardia di finanza in questi casi non possono essere ravvisati possibili violazioni della privacy dei contribuenti, nonostante si tratti di un evento così intimo e privato.

mercoledì 16 settembre 2009

Primitivo di Manduria "sessantanni", D.O.C. 2005, Az. Feudi di San Marzano.

Un amico compie gli anni. Quale occasione migliore per aprire una bottiglia di pregio? Su sua stessa indicazione, abbiamo saltato le varie bollicine italiane / francesi e abbiamo optato per un rosso da meditazione e così ho colto l’occasione al volo per assaggiare un nuovo prodotto: non un brunello, né un barolo, ma un Primitivo.

Un primitivo sì, ma non uno qualsiasi, un nobile primitivo, a lungo decantato durante un incontro a quattr’occhi col direttore vendite dell’azienda in questione, feudi di san marzano: primitivo sessantanni: trattasi di un primitivo ottenuto esclusivamente da vigne vecchie oltre i sessant’anni e coltivate ad alberello con una densità di impianto di 5000 alberelli per ettaro. Il risultato è un rosso sì da meditazione, ma che si stacca dalla consuetudine che vede, ahimè il più delle volte, un vino carico di tannini, di aromi terziari e di pesantezza. In questo caso invece già al naso il prodotto si presenta elegante, morbido e decisamente equilibrato: note di frutta matura, confetture rosse e frutti di bosco non eccedono e si legano molto bene ai sentori speziati dei 6 mesi di barrique francese. Il colore è rosso rubino intenso, dai riflessi non troppo aranciati (una caratteristica che SE ABBONDANTE denota, a mio parere, un’eccessivo affinamento in legno oppure la necessità di mantenere ancora in bottiglia il vino poiché non totalmente evoluto). In bocca la vera sorpresa, dato che ci si aspetterebbe un corpo dal nerbo forte e aggressivo, invece anche in questo caso si incontra un grande equilibrio tra le varie componenti: i tannini maturi conferiscono morbidezza, acidità appena percepibile, un leggero timbro amarognolo alla fine che non disgusta. Il corredo aromatico è complesso e ricchissimo, poiché si sentono forti richiami di marasca e di frutta sotto spirito, che si accompagnano a tenue note speziate e vanigliate dalla persistenza lunghissima. L’alcolicità da forza a questi sentori e li rende ancora più “caldi”. L’abbinamento secondo me è da valutare, poiché troppo facilmente si tende a indicare la carne rossa e la selvaggina come piatti abbinabili a vini di un certo calibro, quando sarebbe più opportuno a certi livelli degustare i vini tal quali, senza necessariamente accompagnarli a dei piatti, in modo da apprezzarne ancora di più le dimensioni e da averne una maggiore “memoria degustativa”.