venerdì 31 luglio 2009

L'estate dei conti salati.

Ci risiamo. Quella del 2009 sarà ricordata come l'estate della crisi e dei conti salati nei ristoranti.
Una cena a lume di candela, una ragazza che vuole festeggiare il compleanno in intimità regalandosi una serata davvero unica in uno dei ristorante più d'elìte di Milano: La Malmaison. Oltre a essere davvero unica, è stata una serata che si ricorderanno per tutta la vita. Il conto? 954,00 euro in due (leggete qui).
Ora, dico io, un locale può scegliere di offrire solo l'eccellenza, pesce freschissimo tutti i giorni, prelibatezze da ogni parte del mondo, 300 candele accese ogni sera per 700 euro al mese come dichiarato dal proprietario (ma sono proprio necessarie?), insomma può scegliere di rappresentare veramente una location d'elìte, ma quando manca la trasparenza non si può essere tolleranti. Comunque non giudico questa vicenda una truffa, poichè la vicenda di qualche tempo fa a Roma costituiva effettivamente una "ladrata" nel vero senso volgare della parola. In questo caso condanno la mancata trasparenza dei prezzi. Un principio che è stato sottolineato sia dalla testimonianza dei due ragazzi protagonisti della sventura, ma anche da una recensione che ho letto su internet, dove a due ragazzi nell'attesa sono stati proposti due antipasti da 500 euro e passa. D' accordo che stiamo parlando di pesce crudo "al top", ma un pizzico di accortezza sarebbe stata più che necessaria. Inoltre, sul sito stesso del ristorante, il menù completo e tradotto in 3 lingue, non presenta prezzi, neanche nella carta dei vini. Quando su un sito di un ristorante non vedo pubblicati i prezzi mi chiedo sempre il motivo. Se veramente si ha paura a pubblicarli per evitare di scoraggiare le visite, allora non si è capito proprio niente di questo lavoro.
Tuttavia, a chi fosse sfuggita, questa è la distinta della cena:
Due coperti: 20,00 euro
4 bottiglie di acqua minerale: 24,oo euro
6 scampi : 300,00 euro
6 gamberoni: 90,00 euro
Plateux 4 ostriche e due fasolari: 70,00 euro
Due bourgignon: 380,00 euro
Una fonduta di frutta: 30,00 euro
Un Zacapa (rhum): 40,00 euro

Totale: 954,00 euro

lunedì 20 luglio 2009

Tutti contro.

Ci mancava anche questa! Solo pochi giorni fa (leggere qui) avevo sottolineato come la categoria dei ristoratori era stata particolarmente preso di mira, ed ecco che i media si abbattono ancora su di loro (noi) con l'analisi delle dichiarazioni dei redditi delle varie categorie lavorative (leggere qui), dalla quali emerge che il ristoratore, visto da tutti come il titolare di un'attività dal guadano molto facile, dichiara un reddito quasi similare a quello di un pensionato. Evasori! Ladri!
Il 2009 è un anno difficile, le medio-piccole imprese soffrono molto e tentano di resistere galleggiando. I ristoranti sono sempre più vuoti e la clientela sta selezionando, se Dio vuole, i locali che sopravviveranno da quelli destinati a perire, tramite il concetto chiave che sta alla base della categoria: il rapporto qualità-prezzo, influenzato dalla tipologia di servizio, dalla location, dal tipo di "cucina giusta nel posto giusto", ma soprattutto dalla scelta della materia prima e dalla sua provenienza. Ora, dico io, è già un periodo difficile spesso non stimolante, era proprio necessario accanirsi in questo modo? Tutti i giornali ne han parlato. La realtà è che i margini di guadagno non sono così alti come possono sembrare e il fatto che la dichiarazione dei redditi sia attorno ai 14 mila euro non vuol dire assolutamente che in queste attività ci siano grandi e sviluppate pratiche evasorie, ma che i margini non sono alti. Sotto l'articolo che ho letto on-line, qualche ristoratore ha commentato i fatti e hanno scritto più o meno la stessa cosa che sto scrivendo io, alcuni testimoniando esperienze tremendamente negative che han portato al fallimento della propria attività (bar, piccoli alberghi, ecc.).
L'unica cosa di cui mi dispiaccio è che dovrò sorbirmi qualche battutina/frecciatina dai clienti, a cui non potrò rispondere come vorrei ma sarò costretto ad accennare un sorriso e sviare il discorso, perchè comunque sia nessuno condividerà le mie risposte. D'altronde si sa: il cliente ha sempre ragione.

giovedì 16 luglio 2009

Mani in alto: questa è una rapina.

Se già "andare al ristorante" per molti spesso significava prendere fregature per non usare termini più volgari, senza sapere di fatto l'enorme miriade di qualità differenti di materia prima che incide principalmente sui costi del piatto finito al di là del servizio e della location, dopo la disavventura dei due giapponesi a Roma, questo concetto s'è ancora più consolidato. Bisogna rendersi conto che una truffa è un'attività illecita perfettamente mirata al raggiro, mentre un ristorante che presenta dei prezzi medio-alti non ha intenzione di fregare nessuno, ma ha scelto di utilizzare e proporre piatti (più o meno elaborati) alla base dei quali vi è un'attenta selezione della materia prima.
Sull'argomento "truffa al ristorante" c'è andata anche l'Adiconsum, l'associazione difesa consumatori e ambiente, che ha stilato un decalogo anti-truffa nei ristoranti, come se il cliente non riuscisse a capire che, per esempio, un piatto di spaghetti alle vongole pagato 95 euro è una truffa. Qui riporto le dieci regole:
  1. "Il ristoratore ha l’obbligo di esporre il menù con i relativi prezzi delle singole portate. Prima di entrare nel locale è bene, quindi, accertarsi dei reali costi.

  2. Chiedere sempre il menù, anche quando il ristoratore non lo consegna e fa offerte verbali dei piatti del giorno, e verificare se le offerte sono presenti in menù con i relativi prezzi.

  3. Accertarsi che ogni portata abbia accanto il prezzo.

  4. Servizio, coperto, pane, o altri costi, possono essere decisi liberamente dal ristoratore, però devono essere riportati nel menù (fanno eccezione i ristoranti del Lazio, dove una legge regionale ne vieta l’addebito), in modo che il cliente abbia contezza del costo reale dell’intero pasto.

  5. Prestare attenzione ai cibi surgelati: devono essere sempre indicati sul menù (come indicazione è sufficiente anche un asterisco, seguito dalla dicitura “prodotto surgelato”).

  6. Verificare i costi del vino: i ricarichi possono essere davvero “salati”. Se si vuole scegliere un vino “impegnativo” farsi consegnare la “Carta dei vini” per consultarne il costo.

  7. A fine pasto farsi consegnare sempre la ricevuta fiscale e verificare se i prezzi in essa contenuti corrispondono a quelli riportati nel menù, compresi eventuali costi riferiti a servizio, coperto, pane, ecc..

  8. Conservare sempre la ricevuta fiscale, prova tangibile di eventuali raggiri.

  9. La mancia non è mai obbligatoria.

  10. In caso di contestazione della ricevuta, chiamare i vigili."

Sembra proprio che questo decalogo non dica nulla di nuovo, non ci vuole moltissimo per capire se siamo effettivamente coinvolti in una truffa o no. Eppure, il caso di due turisti raggirati in un ristorante della capitale perchè stranieri, come lo è stato anche nei taxi un po' di tempo fa, diventa l'occasione per mettere in cattiva luce ristoratori e locali, in quanto moltissimi di questi sono propensi ad aggirare i clienti, tanto da rendere necessario stendere queste dieci regole. Mi raccomando, osservatele bene e memorizzatele. Quando andate per ristorante state sempre attenti ai menù, perchè vi fregano! Sono lì apposta!!!Grazie Adiconsum.

domenica 12 luglio 2009

Le origini del tovagliolo.

Avete mai provato a immaginare di sedervi a tavola e cenare senza poter utilizzare il tovagliolo? Qual è la vera origine di questo protagonista del bon ton e della pulizia? Ebbene testimonianze ci dicono che è stato inventato dal maestro Leonardo Da Vinci.
Prima di questa intuizione, si era soliti pulirsi le mani, la bocca e le posate direttamente nella tovaglia oppure, addirittura, nei banchetti più importanti venivano appesi dei candidi conigli bianchi vivi ai lati della tavolata. Proprio le tovaglie sporche e la mancanza di pulizia hanno portato il maestro ad avere questa grande intuizione quando, attorno al 1491, partecipava spesso ai banchetti organizzati dal suo signore Ludovico Sforza detto “il Moro”: ogni commensale doveva, secondo lui, avere a disposizione una tovaglia in miniatura (da qui probabilmente il nome “tovagliolo” con cui è conosciuto oggigiorno) per pulirsi le mani e la bocca lasciando così linda, pulita e intatta la tovaglia.
In una lettera tra un ambasciatore fiorentino a Milano, Alemanni, e il suo Signore, si legge che Leonardo Da Vinci aveva temporaneamente sospeso le sue attività più artistiche per dedicarsi completamente a questa idea e curarne i dettagli. Si prenda come esempio "L'ultima cena" e si noti la cura nel ritrarre la tavolata pulita e in ordine.
Certo gli esordi non sono stati positivi, poiché sembrerebbe che al debutto del tovagliolo sulla tavola, i commensali del banchetto di Ludovico Il Moro avessero cominciato a scherzare e a tirarselo addosso non capendone l’utilità. Alcuni lo utilizzarono per conservare gli avanzi della cena, altri pensarono a un fazzoletto omaggio e ci si soffiarono il naso (ma il fazzoletto era già stato inventato nel ‘400???!?!?!?), altri ancora pensarono che fosse un coprisedia.
Risultato? Tovaglie di nuovo zozze e delusione del maestro, il quale non si diede per vinto e in allegato a ogni tovagliolo presentò degli schemi disegnati di suo pugno, che illustravano come dovevano essere utilizzati. Ma la cosa più incredibile è non li fece trovare spiegati ma piegati su se stessi in figure che ricordavano fiori, animali, oggetti, aprendo di fatto le porte alle tecniche di preparazione del banchetto. Senza dubbio anche questa invenzione di Leonardo è stata rivoluzionaria e di grande attualità.
Grazie maestro.

venerdì 10 luglio 2009

Homemade wine!!!

Ho letto su vino24.tv un post che ha dell’incredibile: il kit per fare il vino in casa. Possibile che si possa arrivare a tanto? Il mondo del vino non finisce mai di stupire. L’azienda si chiama homebrewers e si occupa della vendita di set completi di vari accessori per la produzione del vino e della birra all’interno delle mura domestiche. Per esempio, la proposta più economica prevede, con 49,95 dollari, la spedizione a casa del kit per FARTI 2 galloni di vino, che corrisponderebbero a 7,58 l, in pratica 10 bottiglie. Non solo, ti mandano anche le istruzioni, come se dovessi montare una scarpiera.

Troppi sbattimenti? Allora vai sul sito di trek’n eat, clicca sulla sezione wine e acquista le bustine di vino, ti basterà scioglierne una per avere 20 cl di vino rosso profumatissimo. Ottimo per gli escursionisti, in quanto è un sacchettino di alluminio e plastica, pesa solo 60 grammi e una volta allungato con acqua dà vita a una bevanda di 8,2 per cento alcolici per il costo di 3,95 euro per 20 cl. Alla faccia!

lunedì 6 luglio 2009

Mostro nelle fogne.

Qualche giorno fa ho sentito per radio, allo zoo di 105, parlare di un video su youtube riguardante una schifezza ripresa in una fogna.
Siamo a Raleigh, nella Carolina del Nord, dove è stata inviata una sonda nelle fognature sotterranee della città allo scopo di effettuare riprese forse per studi scientifici o forse per altri motivi, non si sa. Sta di fatto che le riprese di questa sonda rivelano una presenza misteriosa nelle pareti delle fognature stesse. Apparentemente sembrano delle palle di vermiciattoli fotosensibili, che si contraggono non appena rilevano della luce (quella della sonda appunto). Inutile pensare ad alieni o a fantasticherie varie, le ipotesi più interessanti che ho trovato è una sola: probabilmente sono una varietà di vermi che tendono ad aggregarsi tra di loro e non appena uno si contrae o compie movimenti, tutti gli altri, di riflesso, si muovono, creando questo effetto abbastanza vomitevole (da non guardare a ore pasti).