
Se già "andare al ristorante" per molti spesso significava prendere fregature per non usare termini più volgari, senza sapere di fatto l'enorme miriade di qualità differenti di materia prima che incide principalmente sui costi del piatto finito al di là del servizio e della location, dopo la disavventura dei due giapponesi a Roma, questo concetto s'è ancora più consolidato. Bisogna rendersi conto che una truffa è un'attività illecita perfettamente mirata al raggiro, mentre un ristorante che presenta dei prezzi medio-alti non ha intenzione di fregare nessuno, ma ha scelto di utilizzare e proporre piatti (più o meno elaborati) alla base dei quali vi è un'attenta selezione della materia prima.
Sull'argomento "truffa al ristorante" c'è andata anche l'Adiconsum, l'associazione difesa consumatori e ambiente, che ha stilato un decalogo anti-truffa nei ristoranti, come se il cliente non riuscisse a capire che, per esempio, un piatto di spaghetti alle vongole pagato 95 euro è una truffa. Qui riporto le dieci regole:
- "Il ristoratore ha l’obbligo di esporre il menù con i relativi prezzi delle singole portate. Prima di entrare nel locale è bene, quindi, accertarsi dei reali costi.
- Chiedere sempre il menù, anche quando il ristoratore non lo consegna e fa offerte verbali dei piatti del giorno, e verificare se le offerte sono presenti in menù con i relativi prezzi.
- Accertarsi che ogni portata abbia accanto il prezzo.
- Servizio, coperto, pane, o altri costi, possono essere decisi liberamente dal ristoratore, però devono essere riportati nel menù (fanno eccezione i ristoranti del Lazio, dove una legge regionale ne vieta l’addebito), in modo che il cliente abbia contezza del costo reale dell’intero pasto.
- Prestare attenzione ai cibi surgelati: devono essere sempre indicati sul menù (come indicazione è sufficiente anche un asterisco, seguito dalla dicitura “prodotto surgelato”).
- Verificare i costi del vino: i ricarichi possono essere davvero “salati”. Se si vuole scegliere un vino “impegnativo” farsi consegnare la “Carta dei vini” per consultarne il costo.
- A fine pasto farsi consegnare sempre la ricevuta fiscale e verificare se i prezzi in essa contenuti corrispondono a quelli riportati nel menù, compresi eventuali costi riferiti a servizio, coperto, pane, ecc..
- Conservare sempre la ricevuta fiscale, prova tangibile di eventuali raggiri.
- La mancia non è mai obbligatoria.
- In caso di contestazione della ricevuta, chiamare i vigili."
Sembra proprio che questo decalogo non dica nulla di nuovo, non ci vuole moltissimo per capire se siamo effettivamente coinvolti in una truffa o no. Eppure, il caso di due turisti raggirati in un ristorante della capitale perchè stranieri, come lo è stato anche nei taxi un po' di tempo fa, diventa l'occasione per mettere in cattiva luce ristoratori e locali, in quanto moltissimi di questi sono propensi ad aggirare i clienti, tanto da rendere necessario stendere queste dieci regole. Mi raccomando, osservatele bene e memorizzatele. Quando andate per ristorante state sempre attenti ai menù, perchè vi fregano! Sono lì apposta!!!Grazie Adiconsum.
0 commenti:
Posta un commento